mercoledì, settembre 21, 2005

domani, un mese...

Cerco sempre un certo distacco emotivo mentre vivo le cose più emozionanti, questo mi permette a volte di cogliere lo stupore e le reazioni intorno a me. Sono convinto che se sei troppo coinvolto rischi di perdere ogni oggettività dell’evento che vivi ed anche se comprendo che è impossibile un giudizio perfettamente oggettivo, mi accontento di una verità che sia più vicina alla Verità, sacrificando e domando l’emozione.

Domani è un mese che è finita la GMG e forse adesso i giudizi sono più epurati da sentimenti e forti sensazioni. Ho vissuto i giorni della GMG di Colonia svolgendo il mio ministero di sacerdote-accompagnatore di un gruppo particolarmente eterogeneo.

Quello che ho notato e che mi ha lasciato a volte stupefatto era la voglia di trasmettere le proprie emozioni in libertà, senza schemi, volendo un po’ divertire e un po’ comunicare in particolare due cose: l’accoglienza e l’amicizia.

Ho visto ragazzi in ogni momento cantare inni festosi,
anche in momenti in cui un po’ tutti erano poco propensi sia alla festa sia alla gioia, c’era sempre chi voleva testimoniare e a volte ostentare una forza e speranza veramente diversa.
Ho visto altri ragazzi improvvisare con sconosciuti dei balli e delle danze,
lasciando divertita ma anche perplessa e pensosa, la popolazione dei luoghi dove passavamo.
Ho visto ancora salutarsi e salutare spessissimo senza nessun motivo sconosciuti che mai rivedremo ed ho pensato che “uno solo è lo Spirito” (1 Cor 12,4).

A volte eravamo in fila e scorrevamo ordinati in fiumi umani che si incrociavano, qualcuno all’improvviso tendeva una mano dalla fila opposta, tu porgevi la tua e si innescava una reazione a catena di mani caste che si sfioravano a salutarsi e a dirsi: “la mia mano è aperta, il mio cuore è in festa, questo è il mondo come lo vorrei tutti i giorni della mia vita.”

Tutto questo non mi ha commosso (avrei perso tutto in un pianto e non volevo) tutto questo mi ha stupito e meravigliato, lo stupore e la meraviglia di ritrovare giovani solari con una fede viva, questo mi ha cambiato.

Durante la GMG sono stato anche molto in tensione, sia per la responsabilità di avere molti figli intorno a me con la coscienza di chi i vent’anni li ha passati da un po’, sia per il pericolo costante di un atto violento per rovinare la pace.
Nonostante questo ho avuto la grazia di confessare e di confessarmi bene e profondamente, di pregare a lungo in una cripta dove ho respirato la stessa aria e santità di Assisi, di svegliarmi ogni giorno con un energia singolare, di assistere ad una processione eucaristica notturna suggestiva e coraggiosa e di pregare le mie preghiere ovunque e comunque, anche addormentandomi di fronte agli altri. Ho sperimentato ancora a fondo la grazia di essere debole ma sorretto da un Dio forte, la grazia di condividere disagio e sofferenza con i “reduci e redenti” (i ragazzi del “mio” gruppo) e riscoprire che questo è il legame più vero e più forte.

…sotto la tua croce, cantando ad una voce.

don Enrico