mercoledì, settembre 21, 2005

definire la nostra GMG

La nostra GMG non saprei definirla, già durante i preparativi, iniziavo ad intuire che tutto era in mano alla Provvidenza. L’idea di andare a Colonia non aveva avuto inizialmente un grandissimo successo, era come se avessi proposto una cosa incerta, strana sconosciuta, ed i ragazzi mi guardavano con sospetto: “Dove vuoi andare?”. A qualcuno con mia sorpresa dovetti addirittura spiegare cos’era la GMG, lo voglio spiegare anche a voi: la GMG, la Giornata Mondiale della Gioventù, è un raduno di giovani cristiani cattolici da tutto il mondo, ci siamo incontrati a Colonia in Germania con il papa. Un viaggio speciale, un pellegrinaggio.
Le prime risposte erano del tipo “si mi piacerebbe ma devo vedere”. Capisco che le proposte un po’ impegnative richiedono dei tempi di riflessione (e meno male) così dopo un pò iniziai a tirare le somme anche perché un gruppo numeroso garantisce divertimento e confronto vero.

Le cose però andavano a rilento e iniziavo a pensare che la cosa finisse lì, immaginandomi ad agosto con una bibita in mano a vedermi l’evento in televisione.
Qualcuno però iniziò a iniziò a farsi avanti. “Io vengo” mi dissero Annalisa e Giovanna, anche Madre Caterina della Scuola vicina mi diede il “nulla osta”. Eravamo troppo pochi e così mi decisi a mandare una delle mie e-mail-ultimatum-urbis et orbis, e ancora una volta qualcosa si mosse, eravamo in escalation. Una decina di nomi, dodici, quindici, ormai era fatta, si sarebbe partiti, mancavano però un po’ di nomi incerti, in ritardo (mi accorsi dopo che il ritardo era un loro carisma speciale!) e di punto in bianco una proposta importante: “Portiamo Marco e Michele?” Dovete sapere che Marco e Michele sono due ragazzi diversabili che fanno parte di un gruppo molto eterogeneo e poco parrocchiale, chiamato “la Pizza”; degli out-sider insomma molto promettenti.

Dopo vario tergiversare decidemmo di iscriverli, con un po’ di coraggio e forse di incoscienza.
Il viaggio già nella prenotazione si preannunciò al limite dell’umano, 24 ore (non è un errore di stampa, ventiquattro ore) di treno speciale per l’andata e altrettante per il ritorno, alloggio semplice (praticamente per terra con un sacco a pelo), vitto distribuito dall’unico operatore mondiale capace di fronteggiare un evento di 500 mila persone e oltre (immaginate cosa abbiamo mangiato? No molto peggio se non lo provi non lo sai).
Ad ogni modo il 14 agosto eravamo sul treno e il 22 siamo tornati tutti.
Non voglio descrivervi qui la Giornata Mondiale lascio i commenti dei ragazzi al ritorno, ma durante quei giorni posso dire solo che ho vissuto in modo molto intenso e alla fine passata la stanchezza ho la sensazione che abbiamo fatto un pellegrinaggio vero. L’unica prova è che quello che cercavamo, quello per cui ci siamo sobbarcati un viaggio del genere in fondo lo abbiamo trovato.
Siamo tornati con una luce nuova, per un'altra via ed ho rinforzato la mia personale speranza che chiunque se cerca prima o poi troverà la sua stella che porta alla Verità.
Don Enrico